gialli · romanzo

Recensione: “Dieci piccoli indiani” di Agatha Christie

Salve a tutti come va? Spero bene 🙂

L’estate, purtroppo, sta giungendo al termine e per molti di voi, come per me, sta per tornare all’attacco il periodo che più odiamo, quello scolastico. Comunque per ora non disperiamoci visto che manca sempre un po’ prima di ritornare tra i banchi di scuola.

Cambiando discorso e parlando di cose più interessanti, oggi ho deciso di portare sul blog la recensione dell’ultimo libro che ho letto, “Dieci piccoli indiani” di Agatha Christie.

10 piccoli indiani.jpg

Titolo: Dieci piccoli indiani

Autore: Agatha Christie

Casa editrice: Mondadori

Genere: Giallo

Pagine: 200

Prezzo: Tascabile 10,20€ / Ebook 7,99€

TRAMA

Dieci persone estranee l’una all’altra sono state invitate a soggiornare in una splendida villa a Nigger Island, senza sapere il nome del generoso ospite. Eppure, chi per curiosità, chi per bisogno, chi per opportunità, hanno accettato l’invito. E ora sono lì, su quell’isola che sorge dal mare, simile a una gigantesca testa, che fa rabbrividire soltanto a vederla. Non hanno trovato il padrone di casa ad aspettarli. Ma hanno trovato una poesia incorniciata e appesa sopra il caminetto di ciascuna camera. E una voce inumana e penetrante che li accusa di essere tutti assassini. Per gli ospiti intrappolati è l’inizio di un interminabile incubo.

RECENSIONE

“Dieci poveri negretti
se ne andarono a mangiar:
uno fece indigestione,
solo nove ne restar.

Nove poveri negretti
fino a notte alta vegliar:
uno cadde addormentato,
otto soli ne restar.

Otto poveri negretti
se ne vanno a passeggiar:
uno, ahimè, è rimasto indietro,
solo sette ne restar.

Sette poveri negretti
legna andarono a spaccar:
un di lor s’infranse a mezzo,
e sei soli ne restar.

I sei poveri negretti
giocan con un alvear:
da una vespa uno fu punto,
solo cinque ne restar.

Cinque poveri negretti
un giudizio han da sbrigar:
un lo ferma il tribunale,
quattro soli ne restar.

Quattro poveri negretti
salpan verso l’alto mar:
uno un granchio se lo prende,
e tre soli ne restar.

I tre poveri negretti
allo zoo vollero andar:
uno l’orso ne abbrancò,
e due soli ne restar.

I due poveri negretti
stanno al sole per un po’:
un si fuse come cera
e uno solo ne restò.

Solo, il povero negretto
in un bosco se ne andò:
ad un pino si impiccò,
e nessuno ne restò.”

Allora, premetto che conoscevo Agatha Christie di fama e per i suoi personaggi (Poirot e Miss Marple) però pur amando questo genere e le serie tratte dai suoi libri, devo ammettere di non averne mai letto uno. Però come dice il famoso proverbio “c’è una prima volta per tutto”. Così, dopo una lunga chiacchierata con mia mamma riguardo al nuovo film in uscita “Assassinio sull’Orient Express”, mi sono decisa ed ho iniziato Dieci piccoli indiani. Voi, forse, vi starete chiedendo:”Perché mai ha iniziato un libro che non ci incastra assolutamente niente con il film?” Beh molto semplice, ho deciso di lasciare il meglio per ultimo. Avevo letto varie opinioni riguardanti questo libro e sulla base di ciò che era stato detto mi ero decisa di leggerlo con più calma, così ho optato per l’altro (senza pentirmene).

Cos’è che ho amato in “Dieci piccoli indiani”? Una sola parola: TUTTO. Ogni personaggio, ogni scena, ogni dialogo sono scritti in modo magistrale; è riuscita, in poche pagine, ad incastrare tutto alla perfezione senza buchi o misteri irrisolti; come un puzzle alla fine ha sistemato tutti i pezzi al suo posto. Mi è piaciuta molto l’idea della filastrocca e la connessione che aveva con i vari omicidi, semplicemente geniale. Una cosa che mi ha lasciata abbastanza sbalordita è stato il suo stile di scrittura, per essere un libro del 1939 è scritto in modo molto moderno; tant’è vero che mentre lo leggevo m’immaginavo i personaggi in un epoca più moderna rispetto a quella vera del romanzo. Per quanto riguarda la loro caratterizzazione non c’è niente da dire, uno migliore dell’altro da quelli meno importanti ai più rilevanti. Una cosa che adoro è il fatto che lei ti dà tutti gli spunti possibili per far arrivare il lettore alla soluzione del caso ma puntualmente ci si mettono di mezzo informazioni, personaggi, morti e così via che fanno perdere a chi legge il filo della storia mandandolo più in confusione di prima.  Ecco Dieci piccoli indiani è uno di quei romanzi che una persona dovrebbe leggere prima di morire, non tanto per la trama o per il genere ma proprio per far rendere conto della mente che aveva questa donna; è vero che anche oggi vengono pubblicati dei bei gialli e questo non lo metto in dubbio, però per quanto mi riguarda credo che Agatha Christie possedesse quel tocco in più che la distingue da tutti gli altri proclamandola, la regina dei gialli.

Credo di poter concludere qua la mia recensione, riconosco che è abbastanza corta però non vorrei fare nessuno spoiler o diventare troppo noiosa sicché è meglio chiuderla qua. Spero di non aver tirato sfondoni o sbagliato qualcosa, l’obiettivo principale mio è quello di “convincere” voi a leggerlo perché merita veramente tanto e vi posso assicurare che non ve ne pentirete per niente al mondo. Quindi forza e coraggio immergetevi in questa storia basata su delitti, intrighi, bugie e segreti vedrete che ne rimarrete affascinati.

Buona lettura!

VOTO: 5/5

 

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