Manga

Death Note vs Platinum End

Bentornati, o benvenuti, sul mio blog!
Intanto vorrei dare il benvenuto a Francesco all’interno del mio blog, per chi volesse seguirlo vi basta pigiare qua, e ringraziarlo per avermi contatta e chiesto di fare questa collaborazione insieme!
Quale sarà l’argomento trattato? Entrambi daremo la nostra opinione, puramente personale, in proposito a due serie manga molto conosciute e discusse, Death Note e Platinum End. Opere scritte da Tsugumi Ohba e disegnate da Takeshi Obata. Sapete quanto io sia fissata con Death Note, che rientra a pieni titoli tra i miei manga preferiti, e poter fare un paragone con Platinum End mi elettrizza tantissimo. Detto questo spero con tutto il cuore di riuscire a rendere giustizia ad entrambe le storie e che questo articolo scritto a quattro mani possa piacervi!
Asya
Prima di cominciare direi di rispolverare un secondo le trame, così da avere un’idea generale del tutto e affrontare il resto con qualche conoscenza in più.

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Death Note vede come protagonista Light Yagami, un comune liceale giapponese, che una mattina del tutto normale vede cadere dal cielo uno strano quaderno nero. Incuriosito decide di prenderlo e portarselo a casa. Death Note, questo è il suo nome. Un quaderno con il potere di uccidere le persone scrivendo all’interno il loro nome, una cosa fuori da ogni logica e realtà. Dopo un attimo di scetticismo Light decide di usarlo, tanto per divertimento, ed è così che la sua ascesa come Dio di un nuovo mondo ha inizio.

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Mirai Kakehashi, questo è il nome del protagonista di Platinum End. Ragazzo orfano che si ritrova a vivere insieme a due zii che lo sottopongono a crudeli abusi, così stanco della sua vita e senza vederne uno scopo ben preciso decide di suicidarsi subito dopo il diploma. Il caso vuole che nel momento in cui si butta arrivi il suo angelo custode, Nasse, a salvarlo. Dopo uno stordimento iniziale gli viene rivelato che è stato scelto per partecipare ad una gara per proclamare un nuovo Dio, oltre a lui ci sono altri 13 candidati pronti a tutto pur di ottenere quel titolo. Dotato di poteri speciali, concessi da Nasse, Mirai inizia ad avere un vero e proprio scopo nella vita: poter rendere felici le persone.

Stile e disegno

Frank
Incorniciare il manga in un dato ambito artistico e grafico non è così semplice come potrebbe sembrare. È vero, il disegno appare più particolareggiato di tanti altri shonen e seinen, ma l’insistenza della luce ricopre pesantemente ambienti e personaggi, cancellando la marcatura delle ombre tipica di Death Note. Non so se si tratti di una scelta voluta da parte dell’autore, ma in caso sarebbe un’ottima trovata che non preclude la qualità di qualcosa che si vuole prima di tutto distaccare dall’opera precedente. Il che ci proietta direttamente al tema che si erge in contrasto: lo scontro tra i candidati divinità e le conseguenti morti. In sostanza un disegno che ci rende più lieve una storia altrimenti molto carica di riflessione e tragedie, se vogliamo.

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Asya
Se fosse stato solo per la parte visiva vi garantisco che non avrei avuto nessun dubbio se continuarlo o meno. Già dal primo capitolo mi aveva colpita un sacco, ho trovato lo stile molto realistico e dettagliato. Come ha detto Francesco l’insistenza della luce tende a ricoprire i personaggi e l’ambiente circostante, cosa che in Death Note non accade in quanto l’alternanza tra luci ed ombre fanno da padrone. Resta il fatto che, personalmente, non mi ha disturbato per niente anzi ha contribuito a rendere il tutto ancora più particolare. C’è da dire che durante le scene di tensione le ombre sono presenti eccome e per me compensa l’assenza nelle restanti tavole. L’ambientazione, o meglio come l’ha resa, l’ho trovata ricca di dettagli e ben costruita cosa che in Death Note non ho visto più di tanto. E’ probabile che Obata volesse dare più spazio ai personaggi a discapito dell’ambientazione, molti disegnatori lo fanno, però ecco ne ho sentito po’ la mancanza. Non basta spremersi per 2/3 tavole se nel resto c’è poco o niente. Adesso passiamo alla nota dolente del tutto, i personaggi.

Personaggi

Frank
Anche nella caratterizzazione dei personaggi noto una forte discrepanza con Death Note. Mancano le figure sovrumane e strategiche di L e Light e al loro posto troviamo due individui fin troppo umani che cedono molto spesso alle loro pulsioni e volontà a discapito di quello che è il fine ultimo, per Mirai di salvare sé e i sui compagni, per Kanade di sorpassare chiunque, divenire dio e riportare in vita la sorellina. La sfida si piega su una battaglia personale e screzi e virtù di entrambi emergono in modo molteplice, senza seguire quella crescita lineare di trama come lo era per i tattici Ryuzaki e Light. Riguardo angeli e personaggi secondari si può avvertire maggior riscontro per l’evoluzione di questi ultimi mentre si tende a dimenticarsi un po’ dei primi. Peccato non sia stato mantenuto l’alone misterioso della componente divina riducendola ad un semplice mezzo per rendere i protagonisti capaci di combattere.

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Asya
Questo è il motivo principale per cui, arrivata al sesto volume, ho deciso di abbandonare la serie. Mirai come protagonista mi ha delusa parecchio e sapete perché? L’ho trovato estremamente un cliché. Ohba non è stato capace, almeno per me, nel dare al personaggio un tratto caratteristico che lo distinguesse da altri 200 simili a lui. Light, pur avendo i suoi difetti, è un personaggio tutto d’un pezzo con una caratterizzazione alle spalle davvero notevole, cosa che Mirai non ha e non credo potrà avere. Per quanto riguarda gli altri beh, anche loro non sono questo granché. Kanade per essere “l’antagonista” della storia mi è parso abbastanza piatto, come se non si fosse ancora sviluppato al massimo il suo potenziale, cosa che potrei capire al terzo/quarto volume ma non al sesto. Siamo già troppo in là nella storia e mi devi dare un cattivo che emozioni e faccia trasportare il lettore. L’unico che ha attirato la mia attenzione è stato Hajime Sokotani, presente dal quinto volume, grazie al suo essere particolare e interessante. Non ho sentito la mancanza di personaggi come L o Light e nemmeno della loro lotta mentale ma sono riuscita a vedere Platinum End per quel che è, un manga con una buona storia ma personaggi mediocri.

Paragone e Futuro di Platinum End

Frank
Il fandom e in generale le persone che guardano ai due titoli tendono sempre a puntare un occhio critico su Platinum End, a volte cercando il pelo nell’uovo e comparandolo con gli aspetti più puri di Death Note. Ma facciamo un passo indietro. Ammettiamo pure ci siano diverse cose che si possano migliorare sul primo: ci sono alcuni salti di trama non indifferenti, una poca presenza dei personaggi non coinvolti nella trama principale come forze dell’ordine o anche esseri umani semplici; ho notato anche qualche forzatura nell’introduzione di personaggi importanti come lo stesso Metropoliman e i suoi aiutanti metro e un comportamento poco reale da parte di Mirai.
A conti fatti però la spinta forzata nel conflitto tra prescelti risulta una scusa molto più robusta per coinvolgere il protagonista di quanto non lo sia stata quella di Death Note. Mi fa ridere pensare che un liceale coltivi ambizioni riguardo la giustizia e non venga quasi minimamente destabilizzato dall’arrivo, nella sua vita, di un quaderno magico. Dall’altra parte, a dargli corda un investigatore altrettanto matto da poter credere in un movente e in un modus operandi tanto surreali. Certo generalizzare su Death Note in questo modo non gli rende onore e conveniamo tutti sia una delle serie più grandi mai editata o animata, resa sia in forma cinematografica che di serie tv, ma se dobbiamo stare alla base rimane pur sempre qualcosa di molto fantasioso e, per dirla tutta, con una seconda parte che gli ha reso ben poca giustizia.

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Asya
Secondo me arrivare a confrontare le due opere può essere sbagliato quanto giusto. Innanzitutto credo sia una cosa più che normale, sono dello stesso autore e alla base hanno un’idea simile per cui credo sia inevitabile un confronto diretto. Ovviamente il tutto deve essere fatto con coscienza e non perché sei più affezionato ad un opera e quindi demolisci l’altra trovando difetti che nemmeno esistono. Death Note verrà pure considerato come il manga della svolta e ben fatto ma, ragazzi, niente è perfetto. Per quanto riguarda il primo, per esempio, quando appare Ryuk per la prima volta Light si destabilizza giusto un secondo per poi esordire con “ti stavo aspettando”, ma quando mai sarebbe una reazione normale questa? Chiunque sarebbe morto d’infarto, me compresa. A questo punto è più naturale quella del film di Netlix che, per quando facesse schifo sotto ogni punto di vista, lo spavento è reale. Vogliamo parlare anche del modo in cui Light si rapporta con lo shinigami? Lo tratta come uno zerbino senza la minima paura che possa ucciderlo… Per finire con la seconda parte della storia, che mi è parsa più una caricatura che altro. Lenta, noiosa e troppo veloce in certi punti. Platinum End, come ho già detto, ha una storia originale e ben studiata ma a suo malgrado presenta dei “difetti”. Il suo puntare sul lato religioso fa perdere di vista l’importanza dell’essere umano e il ruolo che ha e potrebbe avere nella storia. Lo stesso Mirai che riesce a risolvere una situazione drammatica un secondo prima della catastrofe. Oppure l’angelo Rubel che riesce ad ottenere, in una tempistica quasi comica, ciò che serviva a Saki. Non dimentichiamoci anche la caratterizzazione dei personaggi. Insomma, tutto questo per dire che non è oro tutto quel che luccica.
Personalmente non credo che Platinum End potrà mai raggiungere il successo di Death Note. Badate non lo dico perché mi abbia deluso ma sulla base di un confronto, si ritorna al discorso di prima, è più che evidente che Death Note sia troppe spanne sopra. Vuoi per la trama, per i personaggi, per le lotte psicologiche, per Ryuzaki e Light… anche dopo 16 anni c’è gente che inizia il loro percorso manga o anime con questo titolo. Ci sono stati fatti ben 5 film e 2 serie tv, ovviamente ci avranno marciato sopra ma come potete vedere anche a distanza di anni ci sarà sempre qualcuno disposto a riportarlo sullo schermo e di conseguenza arriveranno nuovi fan. Io spero con tutto il cuore che Platinum End possa raggiungere una fama del genere ma, purtroppo, non ne ho tutta questa certezza.
Frank
Non è la critica a Platinum End ciò che ci deve influenzare: l’importante è tenere conto che la visione d’insieme non è sempre il modo giusto per valutare la qualità di un’opera, per fare apprezzamenti e critiche in modo oggettivo o anche solo per goderci una storia senza preconcetti.

Alla prossima!

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